Bozza di un Manifesto per un nuovo Rinascimento

Pubblicato il 12 novembre 2014

L’Uomo del Rinascimento era poliedrico. Pittore, progettista, costruttore, studioso… Molte cose assieme, come sa fare l’artigiano.

L’Uomo del ‘900 é stato uno Specialista: un esperto di una sola cosa. Bravissimo, ma monodimensionale. Come un operaio alla catena di montaggio.

Come dovrà essere l’Uomo (Mensch) di questo secolo?

C’é una forte spinta verso l’interdisciplinarietà. Occorre saper mettere assieme capacità diverse: l’imprenditore che sa del suo dominio produttivo ma anche di economia, la web designer che capisce di programmazione ma anche di grafica, il contadino che per far crescere le mele deve collegarsi al web per vedere quando fare i trattamenti. Perfino le discipline ormai si mescolano: bioinformatica, meccatronica. C’é un trend verso una conoscenza più vasta anche se forse inevitabilmente e inesorabilmente più superficiale. E’ un bene o é un male? Importa poco: é diverso. Ed é così. Bisogna imparare a cambiare pelle, perché le cose cambiano rapidamente e noi dobbiamo imparare ad adattarci altrettanto in fretta.

Imparare ad imparare é la cosa più importante oggi. Imparare a cercare, e a discernere l’informazione buona da quella falsa.

E’ adatta a tutto questo la nostra scuola, rigidamente divisa in discipline separate? Ovvio che no.

Quadro orario di una scuola secondaria superiore di secondo grado scelta a caso

Quadro orario di una scuola secondaria superiore di secondo grado scelta a caso

Come é strutturata la scuola? Prendiamo una secondaria superiore a caso: 11 materie per un totale di 30 ore, con 8/10 docenti diversi, alcuni dei quali con una presenza settimanale in ciascuna classe di 2/3 ore, ed un carico didattico spalmato su 8/10 classi per un totale di 200/250 ragazzi. Ecco, prendiamo uno di questi docenti.

Può praticare l’interdisciplinarietà? Certo, se ne può parlare, ma é ovviamente solo wishful thinking. Con quanti colleghi in quante classi diverse dovrebbe coordinarsi per metterne in piedi anche solo una parvenza? E poi, in due ore settimanali?

E il lavoro per progetti e la didattica per competenze? Come potrà mai organizzarlo con un quadro orario così smilzo, e quasi certamente frammentato (la terza ora del lunedì e la sesta del giovedì)? Con valutazione autentica di 250 ragazzi?

Ma allora: quale soluzione?

Quando un paradigma non funziona più, non lo si aggiusta con un fine tuning. Occorre cambiarlo.

E dunque ecco una proposta: facciamo insegnare ad ogni singolo docente più discipline sulla stessa classe!

Ma non si può, non è qualificato!

Mah. Sarò immodesto, ma delle 11 materie della tabellina di sopra penso che ne potrei insegnare decentemente – a livello delle superiori – almeno 6. Certo, dovrei studiare! Non sarei un superesperto (ma quanti docenti lo sono?). Se avessi un carico di tre materie, per un totale di sette/dieci ore per classe, concentrate in due/tre soli giorni, con orario contiguo (blocchi di tre ore), allora sì che avrei degli spazi per organizzare la didattica in modo trasversale su quelle discipline. Lavorerei in due/tre classi, e non in dieci, e Il numero di studenti da seguire scenderebbe a  50/75.  E avrei altri due, massimo tre colleghi in ciascuna classe: forse potrei perfino cominciare a interagire di più con loro!

Ma davvero la barriera disciplinare può essere più resistente del muro di Berlino?

Muro-Berlino

 

Se vogliamo vincere la sfida del futuro, avere una scuola più vivace, divertente e coinvolgente, dobbiamo abbandonare lo stretto sentiero dell’insegnamento  monodisciplinare. Ci vincola troppo, non permette di aprire la mente, di fare connessioni , di vedere pezzi di storia dell’umanità in modo più unitario, non stimola la curiosità, rende assai difficile (e in qualche caso impossibile) lavorare per problemi e per competenze.

Prepararsi e pensare anche a discipline diverse aiuterebbe ad aprire la mente anche dei docenti, a farli uscire dal caldo torpore della lezione insegnata così già da vent’anni, recitando una parte ormai stanca. Potrebbero anche trovare nuovi stimoli, e quasi certamente perfino divertirsi – in fondo, hanno scelto quel mestiere perché amavano la cultura, e in grande maggioranza la amano ancora.

La facilità dell’accesso all’informazione e alla conoscenza, oggi incomparabilmente più semplice che in passato, libera energie che permettono di allargare lo sguardo, e di conoscere più cose. Non possiamo non tenerne conto.

La pluridisciplnarietà poi non é nemmeno un concetto così strano: negli USA e in Canada all’Università si studia un Major e un Minor, e non una sola disciplina! Accade anche su questo lato dell’Atlantico: in Germania e Austria sono previsti KernfachErgänzungsfach.

E poi,  un buon docente dovrebbe soprattutto saper insegnare, più che essere un grande esperto in una disciplina (e se lo é davvero, si sente probabilmente anche frustrato…)

Ma é una provocazione, una sfida o una speranza?

Direi la terza: la speranza per un nuovo Rinascimento.

 

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2 thoughts on “Bozza di un Manifesto per un nuovo Rinascimento

  1. Sono pensieri che condivido in pieno. Oggigiorno si ravvisa davvero sempre più la necessità di un nuovo Rinascimento (in primis in ambito scolastico, ma subito dopo anche in altri settori), per allontanarsi dallo stato catatonico in cui si rischia di cadere (o, forse, in cui già versa la società). Ricordo da una Sua lezione la massima sul bisogno di “imparare ad imparare”. Nulla di più vero, in quanto è d’obbligo sporcarsi le mani per diventare abili, in qualsiasi campo. In ultimo condivido la mia esperienza dal punto di vista di ex studente liceale: essere coinvolti in svariati progetti da professori con 2, massimo 3 ore alla settimana si rivela il più delle volte disorientante ed improduttivo, proprio per la mancanza di continuità e l’impossibilità di dedicare il tempo debito per svolgere a dovere le attività proposte. Grazie per questo contributo, fonte di riflessione.

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